Migranti, scontro Salvini-Conte poi la resa dell’Italia a Bruxelles

 

È, ancora una volta, il nodo immigrazione a far salire la tensione nel governo gialloverde. Solo che, a questo giro, l’opposizione alla linea dura imposta da Matteo Salvini si è messo a farla Giuseppe Conte.

Sul tavolo del premier c’è da qualche giorno il destino degli immigrati soccorsi dalla Sea Watch al largo delle coste libiche. Voleva portarne una quindicina in Italia malgrado la ferma contrarietà del vicepremier leghista. “Se non li faremo sbarcare, li andrò a prendere con l’aereo e li porterò (in Italia, ndr)”, aveva annunciato ieri sera a Porta a Porta scatenando l’ira di Salvini. Il cui stop, però, è stato superato dall’accordo raggiunto con Malta: l’ong tedesca sbarcherà alla Valletta, ma gli immigrati saranno distribuiti in otto Paesi. Italia compresa.

Le sorti della Sea Watch dividono i due azionisti della maggioranza da venerdì scorso. Tanto che, nella prima occasione di incontro, il Consiglio dei ministri che si è tenuto lunedì sera per predisporre un intervento del governo su Carige, il problema non è stato nemmeno accennato. Le divisioni tra i due partiti erano, infatti, così nette che Conte ha preferito rimandare lo scontro. Ma solo di qualche ora. Le lacerazioni sono maturate ed esplose ieri sera in un botta e risposta durissimo. A scatenarlo è stato proprio il premier con una presa di posizione senza precedenti. “Non ha più senso tenere in mare quelle persone – ha detto – c’è un limite oltre il quale non si può andare…”. Quindi, ha rincarato la dose: “Salvini è una persona ragionevole ma se marchiamo nel segno dell’eccezionalità un intervento di questo tipo non credo che la politica del governo possa essere tacciata di incoerenza”. Nel giro di pochi minuti Salvini ha fatto una diretta su Facebook per mettere in chiaro che no avrebbe mai dato l’ok allo sbarco. “Nemmeno se mi si dice è in via eccezionale”.

Per Salvini qualsiasi “cedimento riaprirebbe le porte al traffico di essere umani gestito dai mafiosi e dagli scafisti”. Per questo era fermamente intenzionato a non cambiare posizione. I numeri, d’altra parte, sono dalla sua parte. Dall’inizio dell’anno non c’è stato un solo sbarco. Non un solo immigrato ha messo piede sul territorio italiano. L’anno scorso, quando al governo c’era il Pd con Paolo Gentiloni e al Viminale sedeva Marco Minniti, erano già arrivati 453 clandestini. Un risultato storico che trova anche il favore degli italiani. “Altro che farne sbarcare altri o andarli a prendere con barconi e aerei, stiamo lavorando per rimandarne a casa un bel po'”, ha ribadito oggi prima che Malta annunciasse l’accordo raggiunto con Bruxelles. Un’intesa che redistribuisce i 49 immigrati a bordo della Sea Watch e della Sea Eye in otto Paesi europei e impegna l’Italia a farsene carico di ben quindici. Al momento dell’annuncio Salvini si trovava in Polonia. La sua reazione è stata tutt’altro che pacata. “Mentre qui parliamo di protezione delle frontiere esterne dell’Europa e di sicurezza – ha attaccato – a Bruxelles fanno finta di non capire e agevolano il lavoro di scafisti e Ong”.

 

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