“Siamo buoni, non fessi”. Così Salvini ha bloccato il piano Ue sui migranti

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L’apertura di Conte e Di Maio a “donne e bambini” delle navi Ong ormeggiate al largo di Malta non sarebbe solo un modo per mostrare ai dissedenti grillini il volto buono del M5S.

Il futuro dei 49 migranti a bordo delle navi umanitarie è infatti da giorni al centro di una lunga (e difficile) trattativa a livello europeo, con gli Stati e la Commissione Ue impegnati a redistribuire gli immigrati arrivati nelle scorse ore a La Valletta. Non solo quelli delle Ong, ma anche altri 249 salvati dalla marina maltese tra il 30 dicembre e il 2 gennaio. Secondo Repubblica i governatori europei erano arrivati ad una intesa, congelata però dal “non faccio passi indietro” di Matteo Salvini. Francia, Olanda, Portogallo, Lussemburgo, Romanie a Svezia si erano dimostrati (chi più, chi meno) a farsi carico della redistribuzione degli immigrati. Malta ne avrebbe tenuti un centinaio. Anche il governo di Angela Merkel si era detta aperta a trovare una soluzione e a partecipare con 50 migranti, ma solo se questa fosse arrivata all’interno di un accordo di livello europeo. Tradotto: per la Germania anche l’Italia avrebbe dovuto fare la sua parte (come se non l’avesse già fatta negli anni passati…).

Ed è qui che entra in campo il vicempremier grillino. “La decisione di accogliere donne e bambini a bordo della Sea Watch in Italia – fanno sapere al TPI fonti maltesi – non è frutto della generosità del governo italiano, ma anzi, deriva da un ricatto della Germania e dalle pressioni Ue”. Se l’Italia avesse accettato la quota di migranti minorenni e le loro famiglie allora tutto, secondo un retroscena di Repubblica, si sarebbe sistemato secondo il piano Ue di redistribuzione coordinato da Dimitris Avramopoulos. Ma poi è arrivato il “niet” del ministro dell’Interno.

Di Maio in effetti ha avvertito il collega vicepremier, come confermavano nei giorni scorsi fonti leghiste, ma Salvini non ha ceduto. “Siamo buoni, non fessi”, ha detto dall’Abruzzo ieri riassumendo in poche parole la linea leghista: l’Italia di migranti minori non accompagnati ne ha già accolti a migliaia, ora tocca agli altri fare la loro parte. Costringere il Belpaese a partecipare, seppur con una piccola quota, alla redistribuzione appare più come un cavallo di Troia per mettere in difficoltà il governo. “È tutto un bluff – dicono dal vertice del Carroccio al Corriere -. Stiamo parlando di una dozzina di persone in tutto e comunque donne e bambini non accetteranno mai di essere separati dalle loro famiglie per essere accolti in Italia”.

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È di fronte alle resistenze di Salvini che Di Maio ha deciso, insieme a Conte, di provedere comunque alla pubblicazione del post e di dare l’ok allo sbarco di donne e bambini. Le sue accuse a Malta e all’egoismo dell’Ue avrebbero però – secondo fonti maltesi di Repubblica – “complicato di molto la situazione” su un accordo condiviso internazionale. Forse Di Maio sapeva che le Ong non avrebbero mai permesso di dividere i bimbi e le madri dai papà?

Ora tra Di Maio e Salvini c’è tensione. I due non si attaccano frontalmente, ma i messaggi arrivano diretti. Il leader della Lega non arretra “di un millimetro” e il collega grillino insiste a chiedere all’Ue di invitare Malta a far sbarcare i 12 migranti per dare “una lezione di umanità all’Europa”. Il fatto è che è il ministero dell’Interno a decidere sull’ingresso di stranieri nel territorio italiano, non quello del Lavoro. Ecco perché il piano Ue si è incagliato su Salvini.

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