Salvini e Di Maio dovrebbero mandare un panettone a Napolitano, Bonino e Monti

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Un panettone Giorgio Napolitano, Emma Bonino e Mario Monti se lo meritano proprio. E Matteo Salvini e Luigi Di Maio dovrebbero mandarglielo. Pure bello grosso e di gran marca. Perché non avrebbero potuto sperare di meglio i due sottoscrittori del contratto di governo. Con cotanto tris d’assi a capo della protesta contro di loro al Senato, possono star certi di passare tranquillamente non solo questo Natale ma, chissà quanti altri ancora. Volete alcune motivazioni reali, se proprio non avete voglia di divertirvi con le urticanti e malevole battute che girano sui social? Eccole, unite ovviamente ai nomi di cui sopra:

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1) Il senatore a vita Mario Monti, (austerity, legge Fornero, fiscal compact in Costituzione, ecc.) che con la sua obbedienza pronta e assoluta ai diktat della signora Merkel e dell’Ue può a buona ragione fregiarsi del titolo di padre putativo dei pentastellati (quello naturale, va da se, è Beppe Grillo!) passa ore e ore su ogni Tv a pontificare sulla incapacità dell’attuale esecutivo e a bacchettarlo sulla sua impreparazione di fondo; 2) la senatrice Emma Bonino, già abortista e antiproibizionista e antiestablishment, già paladina di ogni diritto e anche di ogni bontà, già amica e poi però non più di Marco Pannella, già Ministro e Commissario Ue che da un po’ (hai visto mai!) aspira a diventare il primo presidente donna della Repubblica ma anche, in alternativa, segretario generale Onu, lei che attualmente è a capo di quel movimento +Europa, sostenuto dalla gente che piace, che invece di fare sfracelli si sfracellò, dal vellutato scranno in Senato regalatole dal centrosinistra romano (totale: 38 per cento), tuona e, forse, piange contro le miserie politiche e i soprusi alle istituzioni; 3) il Presidente emerito Giorgio Napolitano, comunista di lungo corso ma, anche, primo capo dello Stato ad essere eletto due volte, che adesso dalle umide e genuflesse colonne della Stampa di De Benedetti e Agnelli monita contro la “democrazia umiliata“.

Tre modi di attaccare il governo che sembrano altrettanti assist. A cominciare dall’ultimo, dal sorprendente attacco del presidente emerito sulla democrazia umiliata. Perchè mica l’avevano capito gli italiani -e noi con loro!- che umiliare la democrazia significava far lavorare fino all’antivigilia del Natale le Camere in attesa di un testo che i tecnici dei ministeri devono definire nel dettaglio con la controparte Ue. Nossignore. Noi fessacchiotti, come appunto la gran parte degli italiani, pensavamo che umiliare la democrazia fosse non rispettarne il voto e, magari, mandare a casa una maggioranza e un presidente eletto sostituendolo con uno nominato. È chiaro che ci sbagliavamo e ringraziamo per questo il presidente emerito. Ma, di certo non ci sbagliamo adesso se diciamo che sono siffatti campioni di democrazia (e quelli come loro!) il vero elisir di lunga vita del governo gialloverde. Ecco perchè Di Maio e Salvini dovrebbero proprio madarglielo un bel panettone.

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