Salvini passa dalle parole ai fatti. Dopo i respingimenti e i porti chiusi arrivano le espulsioni: ecco il primo Cpr, 300 posti in Sardegna

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Dopo le azioni di respingimento evocate da Matteo Salvini e iniziate a concretizzarsi prima con la serrata dei porti e successivamente, con l’evidenza del rispetto della delimitazione nelle aree Sar italiane, il ministro dell’Interno passa alla politica dei rimpatri.

Benché il programma del titolare del Viminale conti di realizzare un Cpr (Centro di permanenza per i rimpatri) in ciascuna delle venti regioni italiane sono partiti intanto i lavori di ristrutturazione per quello di Macomer. Il primo targato Salvini.

Il nuovo centro sorgerà in provincia di Nuoro nell’ex struttura circondariale che ora è nelle disponibilità del ministero dell’Interno mentre, i lavori di ristrutturazione, che dureranno circa sei mesi, interesseranno per il momento un solo braccio ma potranno essere anche estendibili ad altre costruzioni circostanti. Attualmente il programma converge sul trattenimento, fino a un massimo di 12 mesi di 50 ospiti la cui permanenza potrà essere prorogata anche per ulteriori 15 giorni per l’attuazione delle procedure di organizzazione del rimpatrio. Iter complesso e non troppo dissimile da quello che era previsto addirittura nel 1998, quando venne attuato per la prima volta seguendo i dettati della legge Turco-Napolitano. Per ovviare quindi a tempistiche lunghe e macchinose il sistema si attesterà sulla permanenza fino a un numero massimo di 100 immigrati irregolari di cui accertare l’identità, la provenienza e gli eventuali diritti a ricevere asilo.

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Qualora invece l’intero comprensorio venisse rinnovato e adattato a un unico centro di permanenza, potrà vantare una capienza complessiva fino a 300 persone. Per costoro sono stati messi a disposizione la bellezza di 38,98 euro e come si suol dire pro die e pro capite (ossia al giorno e per ciascuno). Vale a dire che l’anno di permanenza di 100 immigrati irregolari costerà alle casse dell’erario ben 4,7 milioni compresa Iva. Esattamente come attestano i documenti della prefettura di Nuoro che ha indetto la gara d’appalto per la gestione del Cpr.

Certo è che con questa operazione Salvini cercherà anche di smantellare la simbiosi tra la Sardegna e la Catalogna, assai ben vista dalle minoranze locali che invece criticano pesantemente la realizzazione del centro rimpatri in favore di una politica di integrazione e inclusione. Da due anni il capoluogo sardo e quello catalano si sono spesso trovati sulle stesse posizioni in materia di accoglienza e hanno anche stilato progetti comuni volti a una sorta di gemellaggio pro-migranti.

Nei mesi scorsi la regione ha cercato di mettere in piedi percorsi collettivi con iniziative volte a coinvolgere oltre un centinaio di richiedenti asilo in diverse specialità atletiche, favorendo la frequentazione dei centri sportivi per seguire finanche corsi di hockey su prato e pallacanestro. Nei territori del nuorese con l’aiuto della Regione e delle pro loco comunali si sono organizzati incontri di mediazione interculturale con tanto di appuntamenti gastronomici che hanno coinvolto gli immigrati presenti.

Già. Ma la Sardegna non è uno stato a se. Ed è per questo che deve tener conto delle valutazioni delle commissioni territoriali su richiedenti asilo e irregolari. Infatti sulla base delle attività di identificazioni è palese a tutti, oramai, che solo percentuali inferiori al 30 per cento netto, considerando l’intero territorio peninsulare, si guadagnano il titolo di rifugiato. La maggioranza degli stranieri sbarcati invece ottiene il diniego, ricorsi e appelli compresi.

Con fonte Il Giornale

 

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