Il canto del “muezzin” in piena notte, una sveglia inattesa che dura fino all’alba e che rende impossibile il sonno ai cittadini italiani di fede non islamica.  È quanto accade a Udine, dove si registra una difficile convivenza per la presenza della moschea di via Marano. Il motivo del contendere è quel canto religioso che inizia alle tre del mattino e che secondo le regole islamiche ha il dovere di essere ripetuto 5 volte al giorno tra notte e giorno. Nella liturgia islamica, il “muezzin” è la persona incaricata di “salmodiare” dal minareto il richiamo (adhān) che serve a ricordare l’obbligo di effettuare validamente la preghiera islamica della ṣalāt. Del problema acustico si sono lamentati in tanti, in quella zona di Udine con il vicesindaco di Udine Michelini. Le preghiere, secondo quanto ha riportato Il Messaggero Veneto, sarebbero pronunciate al microfono e diffuse attraverso altoparlante nel cuore della notte e all’alba a un volume altissimo. I musulmani si difendono spiegando  che i canti vengono fatti solo nel mese di Ramadan. Il vicesindaco intanto prova a spegnere le polemiche. «L’obiettivo è migliorare la convivenza, se non si dovesse trovare un accordo, adotterò le misure necessarie».