L’Agicom vuole la censura di regime e impone il buonismo: abbassare i toni quando si parla di immigrazione

I “comunisti” di Agicom vogliono la censura di regime e impongono il buonismo: vietato dire la verità o utilizzare lettori forti sui temi dell’immigrazione clandestina, sul degrado delle periferie e ancor peggio dei crimini degli immigrati.

Arriva la stretta anche sul linguaggio da utilizzare quando si parla di immigrazione. In tv, se si tratta l’argomento migranti, bisognerà tassativamente promuovere «l’inclusione sociale e la diversità» e non fomentare «l’odio razziale» con ospiti di destra o servizi populisti.

Lo stabilirà l’Authority del settore, l’Agcom, se si è stati inclusivi o xenofobi, con un regolamento apposito da osservare con cura per non rischiare richiami o sanzioni. Non è una novità, già nei mesi scorsi l’Agcom ha bacchettato i telegiornali italiani per le «cronache semplicistiche e stereotipate sugli immigrati». Stavolta però si fa ancora più sul serio, perché l’Authority, visto il razzismo dilagante in Italia e quindi anche nei media, si è decisa ad approntare una sorta di manuale del linguaggio corretto da usare al riguardo, «un regolamento finalizzato a garantire il rispetto della dignità umana e del principio di non discriminazione e di contrasto all’hate speech e all’istigazione all’odio basato su etnia, sesso, religione o nazionalità nei servizi media audiovisivi» si legge nella nota dell’Authority.

L’hate speech, ovvero il linguaggio che non rispetta la dignità degli immigrati, è una forte preoccupazione dell’Agcom. Secondo l’autorità guidata da Angelo Marcello Cardan, il rischio è che «la crescente centralità» nel dibattito pubblico nazionale ed internazionale delle politiche di governo dei flussi migratori «possa generare posizioni polarizzate e divisive in merito alla figura dello straniero e alla sua rappresentazione mediatica, favorendo generalizzazioni e stereotipi che minano la coesione sociale, chè offendano la dignità del migrante o, in ogni caso, di categorie di persone oggetto di discorsi d’odio e di discriminazione su base etnica o religiosa». E vista la «pervasività del mezzo radiotelevisivo e l’importante contributo che l’informazione radiotelevisiva svolge nella formazione di un’opinione pubblica sulla corretta rappresentazione dello straniero, sull’inclusione sociale e sulla promozione della diversità», l’Autorità ritiene essenziale adottare un regolamento «volto a prevenire e combattere fenomeni di discriminazione, spesso alimentati da strategie di disinformazione, in contrasto con i principi fondamentali di tutela della persona e del rispetto della dignità umana, in particolare allorquando alimentato da notizie inesatte, tendenziose o non veritiere».

Secondo l’Autorità Garante delle comunicazioni c’è una correlazione tra i programmi che in tv trattano superficialmente, o magari in modo becero di destra, il tema immigrati, e gli episodi di razzismo che si verificano in Italia. Non si citano però gli episodi di violenza che hanno per autori gli immigrati, né l’informazione che amplifica spesso in modo propagandistico la tesi che l’Italia stia attraversando un nuovo fascismo e che dipinge gli italiani come pericolosi razzisti. L’Agcom è preoccupata esclusivamente dal fatto di immigrazione si parli nel modo corretto, non critico. Anzi, sembra di capire dalla nota dell’Authority, sarebbe meglio parlarne di meno, perché «l’incremento di azioni violente» contro gli immigrati va di pari passo «con la ribalta assunta, sui diversi media, dal dibattito sul fenomeno dei flussi migratori». Grande attenzione dunque a come se ne parla, vigila l’Autorità.

Con fonte Il Giornale

redazione riscatto nazionale.org

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